domenica 14 novembre 2010

Lega la Lega

Ha suscitato molto interesse l'analisi dei marchi dei partiti politici italiani. Ritengo che sia un argomento che meriti una riflessione più approfondita dal momento che lo scopo principale di un partito politico è quello di comunicare delle idee ai cittadini potenziali elettori. Da quanto già scritto nel post precedente le premesse non sono buone e sembra proprio che alla dirigenza dei partiti l'argomento comunicazione risulti particolarmente indigesto.

Il marchio, di un'azienda o di un partito, rispecchia in modo limpido le sue reali potenzialità e i suoi metodi di gestione. Un marchio pasticciato, grossolano, scadente trasmetterà all'elettore approssimazione, faciloneria, disorganizzazione.





Uno dei peggiori, sia da un punto di vista tecnico che da un punto di vista comunicativo, è il marchio della Lega Nord Sardinia che deriva da quello della Lega Nord Padania che proprio brutto non è... ma meriterebbe sicuramente una più attenta elaborazione da parte di un grafico professionista.




Lega Nord Padania
L'elemento principale del marchio è costituito dalla figura stilizzata, secondo il modello della silhouette, di Alberto da Giussano, il mitico condottiero di Legnano (mitico dal momento che non esiste un sicuro riscontro storico sulla sua effettiva esistenza).

Il guerriero è raffigurato con la spada che punta verso il cielo in una posa plastica molto eroica o, in un'ottica più moderna, supereroica, tipica degli eroi in calzamaglia che si affontano utilizzando i loro incredibili poteri. Immaginate una lotta tra l'Uomo Ragno e Alberto da Giussano tra i grattacieli di New York.
Il problema, per chi vede il bicchiere mezzo vuoto, è rappresentato dal fatto che Alberto da Giussano è raffigurato con una posa non propriamente virile... la minigonna da molto da pensare anche ai meno maliziosi.
Quando farà outing probabilmente sarà un duro colpo per i fanatici del celodurismo bossiano.

Chi vede il bicchiere mezzo pieno non tarderà a dimostrare che Giussano non è altri che un discendente di He-Man la cui mascolinità non si discute.
L'immagine sottostante dimostrerebbe questa teoria ma potrebbe trattarsi di un falso.





Nel disegno della silhouette la parte più infelice, è rappresenta dall'elmo... potrebbe infatti essere scambiato per una supposta. Anche il vero nome dell'eroe Alberto da Gluxano tramandatoci da antichi manoscritti, somiglia a quello di un medicinale e ne suggerirebbe un utilizzo non propriamente eroico.



Del tutto sbagliato è invece il modo in cui è stato inserito il simbolo del Leone di San Marco. La disposizione sullo scudo del condottiero è errata sia come posizionamento sia come visibilità.
Come posizionamento perché la spada tenuta dal leone alato sembra colpire mortalmente il cuore dell'eroe che, straziato, punta la spada al cielo prima di esalare l'ultimo respiro. 
Come visibilità in quanto nelle riduzioni sparisce del tutto trasformandosi in una macchia indistinta.

All'interno del marchio, oltre a quelle già citate, troviamo un'ulteriore figura simbolica, il sole delle alpi o rosa celtica. Questo segno rappresenta il vero simbolo della Padania e chiaramente non poteva mancare nel marchio della Lega Nord.
Il segno è stato però inserito in modo approssimativo nell'unico spazio bianco a disposizione. Solo grazie alla perfezione "gestaltica" questo segno non soffre particolarmente le riduzioni.

Nella parte inferiore del marchio, la scritta Padania è poco leggibile a causa di una distorsione evidente e approssimativa.

Peccato perché questo marchio, che presenta ben tre potenti elementi simbolici (fiore delle alpi, leone di San Marco e Giussano) meriterebbe una ben più attento studio grafico.


Lega Nord Sardinia
Adesso, udite udite, o meglio, leggete leggete, ecco a voi il marchio della Lega Nord Sardinia. Avete letto bene, SARDINIA.
Anticipiamo ai lettori non sardi che in nessuna variante della lingua sarda, la Sardegna viene definita Sardinia. Abbiamo infatti Sardigna, Sardìngia, Sardinna... ma nessuna Sardinia. Allora è chiaro che la lingua utilizzata è quella inglese.
Forse il partito vuole esportare nei paesi anglosassoni le proprie idee politiche? La lingua italiana non permette di esprimere importanti concetti come il nome di una regione geografica? La lingua sarda non basta ai sardi per identificare la propria regione di appartenenza?

Io penso, ci scommetto la pensione sociale di Califano, che la scelta sia stata fatta per l'assonanza tra le parole PADANIA e SARDINIA, quasi a volerci comunicare che qualcosa in comune ce l'abbiamo davvero... la rima e neanche tanto baciata.

Anche il font con cui viene scritto il nome "Lega Nord" non è uguale a quello originale. La Lega Nord Padania utilizza infatti l'Optima Bold, la Lega Nord Sardinia, l'Arial, font che nasce per il solo utilizzo sul web. Anche la grandezza è diversa in quanto i leghisti sardi avevano bisogno di più spazio per inserire elementi aggiuntivi. Le scritte "Padania" e "Sardinia" sono state realizzate con lo stesso font distorto in entrambi i casi, in maniera pessima.

Il peggio però deve ancora arrivare. Al posto del fiore delle alpi, con la Sardegna evidentemente non c'entra niente, i nostri hanno inserito due segni sovrapposti.
La solita, scontata, stravista silhouette della Sardegna. Basta... sappiamo benissimo com'é fatta la nostra isola, non ricordatecelo in ogni momento e in ogni luogo.
Noi lo sappiamo, ma all'ideatore del marchio qualche dubbio dev'essere venuto dal momento che, per ricordarcelo, all'interno di questi confini ha inserito un nuraghe... l'elemento più abusato dell'iconografia sarda. 

Secondo voi cosa cosa ci direbbe uno straniero che non conosce le vicende politiche italiane se gli facessimo "leggere" questo marchio? Potrebbe dirci che un condottiero con l'elmo a forma di supposta dichiara guerra a un'isola, o a uno stato piccolissimo, abitato da un uomo preistorico che vive in una torre di pietra. Ci direbbe che questo preistorico non è nemmeno tanto furbo perché ha lasciato la porta aperta e quando piove probabilmente si bagna dal momento che sulla torre non esiste un tetto.  

Dall'analisi dello straniero possiamo facilmente capire, con un minimo di sforzo cognitivo, quali sono i destinatari del Gluxano, il medicinale che non si assune per via orale e di cui abbiamo già parlato.




mercoledì 3 novembre 2010

Nuovo partito, nuovo marchio, niente di nuovo

Fresco di presentazione il nuovo marchio del partito Futuro e Libertà il cui leader è Gianfranco Fini.
Quella che sto per fare, sia chiaro, non è un'analisi da un punto di vista politico ma puramente comunicativo sul nuovo marchio. I giudizi quindi non si fondano minimamente sulle mie idee politiche.

Lo scenario politico italiano è caratterizzato da una serie di marchi di una bruttezza imbarazzante associati a nomi altrettanto orribili e banali.
Eppure l'Italia poteva vantare dei marchi politici bellissimi. Mi riferisco a quelli della DC, del PSI, del PCI, Partito Radicale, MSI... chi ha operato i restyling, nella stragrande maggioranza dei casi, ha cambiato in peggio.



Bei marchi di una volta...

A destare dal torpore gli spenti comunicatori dei partiti sono state le ultime elezioni americane che grazie ai soliti effetti speciali hanno convinto molti a rinfrescare i loro marchi. Ed ecco spuntare adattamenti di marchi in stile web 2.0. Quindi marchi già scarsi in partenza "webbizzati" sono diventati ancora più brutti e, come aggravante, illegibili.


L'Italia dei Valori vanta uno dei marchi più brutti in assoluto.
Il marchio è costituito da un gabbiamo sfigatissimo che vola al di sopra della scritta Di Pietro. Questa presenta, chissà perché, il puntino della "i" colorato di rosso! La prima regola che insegnano nelle scuole di grafica è che qualunque elemento si trovi all'interno di un marchio deve avere un senso... io il pallino rosso lo identifico come l'escremento del gabbiano che, essendo di tutti i colori dell'iride, probabilmente fa la cacca colorata.

Altro orrore grafico ci è fornito dal marchio del Movimento a 5 stelle di Beppe Grillo. Il segno che rappresenta la lettera "V" è uno dei più brutti mai rappresentati da quando i primi uomini cominciarono a incidere le pareti delle caverne.

Il marchio dell'UDC è un po' meglio, a scuola si sarebbe detto <<il ragazzo si applica ma non riesce>>. Infatti è stato preso un marchio perfetto come quello della Democrazia Cristiana, lo si è rimpicciolito in modo da renderlo illegibile e sono aggiunti al di sotto degli elementi sfumati che potrebbero sembrare qualsiasi cosa e che se non ci fossero non cambierebbe nulla... anzi.



Brutti marchi di oggi...


Uno dei marchi più "giusti" da un punto di vista grafico e più belli da un punto di vista soggettivo è quello del PD. Unica nota stonata il piccolo ramoscello di ulivo che ancora resiste tra la parola "Partito" e la parola "Democratico". Nelle riduzioni il segno grafico da l'idea di una mano in un'ultima disperata richiesta di aiuto prima di essere inghiottito dalle sabbie mobili. Appena cadranno le poche foglie sarà addirittura perfetto.

Per par condicio cito anche il Popolo della Libertà, il marchio è ben fatto... l'unico problema è legato al cognome del leader. Berlusconi infatti è troppo lungo e crea problemi in qualsiasi modo lo si voglia inserire.


Bei marchi di oggi... 



Ma veniamo al marchio "Fini - futuro e libertà". Il marchio è composto da una sfera attraversata da una curva che la divide in due. La parte superiore di colore azzurro contiene il nome FINI. La parte inferiore di colore verde sfumato, sfalsata rispetto a quella superiore, contiene il nome del Partito "Futuro e Libertà".

L'elemento più leggibile è il nome FINI il che ci comunica che il partito si identifica nel Presidente della Camera dei Deputati. Il nome del partito risulta poco leggibile e si perde nello sfondo sfumato verde. La promessa racchiusa nel nome, "futuro e libertà" non viene mantenuta dall'impostazione grafica. Risulta infatti troppo compressa all'interno di una semisfera chiusa su cui incombe, minaccioso, il nome FINI. Quest'ultimo nome invece spicca bene nello sfondo azzurro ed è di notevole impatto (i nomi corti, graficamente parlando, funzionano infatti meglio di quelli troppo lunghi, vedi Berlusconi).
Nel semicerchio inferiore è inglobato il tricolore italiano. Questa, secondo il mio parere, è la miglior trovata del marchio. Il tricolore incontra l'azzurro e prosegue idealmente per tutta la circonferenza del marchio.
Non capisco e non apprezzo la parte del semicerchio inferiore che sporge rispetto al bordo ideale del cerchio. Trovata puramente grafica che però non è supportata da nessun ragionamento formale. Lo definirei un vezzo grafico, forse l'idea era quella di suggerire "movimento" ma direi che l'operazione non è riuscita.

In definitiva, benché all'occhio del profano posso sembrare accattivante, da un punto di vista tecnico e a una lettura più approfondita dei segni il lavoro poteva essere realizzato meglio.

L'elemento veramente banale è il nome del partito... "Futuro e Libertà". La parola "libertà" tanto abusata in politica è un diritto costituzionale dal momento che la sovranità appartiene al popolo. Perché sbandierare come valore un diritto già acquisito? Il "futuro" è invece prerogativa dei viventi e riguarda tutti noi ma non vedo perché un partito debba ribadire un concetto così scontato.



La parola "libertà" evidentemente è molto di moda nei maggiori partiti politici. Esiste infatti il "Popolo della Libertà" del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e "Sinistra, Ecologia e Libertà" di Nicky Vendola. Mi aspetto a breve, vista la banalità delle scelte nei nomi di partito, un bel "destra, sviluppo e benessere" o un sempre attuale "centro, solidarietà e diritti". Nel caso chiamatemi per realizzare il marchio ho sempre qualche brutta idea da rivendere

martedì 2 novembre 2010

Il giusto stile per un buon testo

Quando si sviluppa un testo scritto si deve aver presente in maniera chiara, oltre al contenuto di ciò che si vuole comunicare, la tipologia dello stile testuale da adottare.

Possiamo individuare cinque diversi tipi testuali.

Tipo narrativo
Permette il racconto di una storia che si articola in una serie di eventi concatenati e sviluppati nel tempo. La trama, permette di raccontare una storia anche senza seguire l'ordine cronologico degli avvenimenti narrati. Una storia può essere raccontata iniziando magari dalla fine e mediante flashback (o analessi), riprendere da fatti precedenti a quelli raccontati all'inizio, oppure con salti temporali in avanti (flashforward o prolessi).
Gli eventi raccontati nel loro rapporto logico-temporale costituiscono invece la fabula.

Tipo descrittivo
Permette di fissare gli elementi descritti in base alla loro disposizione spaziale. Ad esempio in un romanzo la descrizione degli ambienti o delle caratteristiche di una persona <<aveva un lungo scialle nero, riccamente decorato con brillanti e gemme, che scivolava lungo la schiena...>> 

Tipo espositivo
Consente la comprensione di concetti che riguardano un sapere oggettivo e ben definito. Fanno parte di questa categoria i testi scientifici, i saggi, le relazioni ecc...

Tipo regolativo
Sono quei testi che indicano doveri, obblighi o istruzioni. Ne fanno parte gli avvisi (ad esempio le regole di comportamento a mare che si possono leggere nei poster distribuiti dalla Capitaneria di Porto), le ricette o il libretto con le istruzioni per l'uso di un software.

Tipo argomentativo
Riguarda lo sviluppo di un ragionamento intorno a un problema. Chi argomenta presenta una tesi, propone degli argomenti a favore di essa, la supporta con fatti e ragioni e arriva alla conclusione.

Questa divisione chiaramente non può essere mai così rigorosa dal momento che nello stesso testo possono coesistere i diversi stili. 



giovedì 21 ottobre 2010

La Provincia di Carbonia Iglesias si doterà di stemma, gonfalone e vessillo. Iniziamo male

La notizia è inserita tra le news del sito istituzionale della Provincia di Carbonia Iglesias.
Il Consiglio provinciale chiede un'ampia partecipazione.... mal comune mezzo gaudio?
"La provincia di Carbonia Iglesias si doterà di stemma, gonfalone e vessillo propri... è il Consiglio provinciale titolare della decisione conclusiva, con la volontà di assicurare un’ampia partecipazione alla formulazione delle proposte e un trasparente processo di selezione della stessa."
Assicurare l'ampia partecipazione significa riaffermare che gli enti pubblici non hanno nessuna idea di cosa significhi, in termini di progettazione, realizzare stemma, emblema e vessillo e di come gli errori fatti possano pregiudicare per anni, a volte per sempre, l'immagine* dell'Ente stesso.
Mi chiedo se per la realizzazione del progetto del palazzo della Provincia si cerchi un'ampia partecipazione al bando o piuttosto di un numero più esiguo di architetti competenti e motivati.
La notizia che forse sorprenderà molti è che gli specialisti della comunicazione esistono e sono competenti e motivati. Mi chiedo che interesse possa avere una di queste figure professionali nel concorrere a una gara aperta a studenti delle scuole dell'obbligo, grafici per hobby, improvvisati ecc...
Per realizzare stemma, gonfalone e vessillo esistono delle regole araldiche che affondano le radici nel medioevo a partire da simboli già conosciuti e acquisiti a livello cognitivo. Queste regole, codificate, saranno a disposizione tra i documenti disponibili allegati al bando. Qui il primo intoppo... l'araldica indica gli elementi da inserire ma non come inserirli. Il come prevede altre competenze, competenze che sono proprie degli esperti in comunicazione.
Ad esempio, lo stemma che conterrà gli elementi definiti dall'araldica, dovrà essere leggibile, declinabile, riducibile, avere colori codificati, versioni in bianco e nero e a colori, in negativo e in positivo... insomma siamo sicuri che chiunque abbia le conoscenze per disegnare uno stemma con queste caratteristiche?
Risposta affermativa se la commissione che dovrà giudicare i lavori sarà selezionata tra professionisti competenti, negativa negli altri casi.
Nel sito leggiamo:
La normativa vigente prescrive i criteri guida per l’individuazione dei segni distintivi di un Ente e definisce la procedura da seguire... in funzione di ciò, è costituita una Commissione (formata dal Presidente della Provincia, dal Presidente del Consiglio provinciale e da tre Consiglieri) che, avvalendosi dell’apporto di tre esperti di riconosciuto valore culturale nominati dal Presidente della Provincia, previo conforme parere della conferenza di Capigruppo, indice un concorso di idee per le proposte su stemma, gonfalone e vessillo.
Questo gruppo di lavoro a quanto pare dovrà lavorare alla definizione del bando. Quindi quattro politici e tre esperti riconosciuti per il valore culturale. A loro il compito, ma spero che se neoccupano gli esperti di "valore culturale riconosciuto" di definire i segni distintivi dell'Ente. Voglio fare una previsione alla Mago Houdini... scommettiamo che tali segni saranno il carbone, il mare e un improbabile delfino? Il nuraghe non lo voglio nemmeno vaticinare per decenza, nominare le disgrazie pare che le attiri.
Possibile che non sia inserito nella commissione un esperto di comunicazione? Un esperto di comunicazione non è un'artista, non è uno storico, non è un giornalista, non è un architetto e non è nemmeno un ragazzino che usa un computer. E' colui che conosce, riconosce e indica le giuste linee guida per la realizzazione di un lavoro, come quello che sarà messo a bando, e che permetterà a chi vi parteciperà di poter essere nelle condizioni di lavorare in maniera corretta e con la consapevolezza che il suo lavoro venga riconosciuto e capito.
Fino a quando gli amministratori pubblici non capiranno che l'identità e l'immagine non rappresentano l'ora di ricreazione in cui tutti si divertono a giocare, continueremo a tenerci gli stemmi che abbiamo in tutti i Comuni, Province e Regioni** ossia: brutti, squallidi e del tutto inutili.
*Ricordiamo che per immagine si intende la visone che il pubblico ha dell'Ente, un'immagine negativa crea pregiudizi che per definizione sono difficilmente modificabili.
**salvo le eccezioni. In Sardegna, ad esempio, la Regione Sardegna, la Provincia di Cagliari e il Comune di Guspini.
E per dimostrare che l'orrore non ha latitudine allego un'immagine con cattivi esempi da nord a sud (se vi piacciono non siete espertidi comunicazione)











giovedì 14 ottobre 2010

Allegorie e simboli





Le allegorie sono delle rappresentazioni di tipo figurativo che personificano un concetto astratto di fatti straordinari, situazioni eccezionali o qualità naturali (A. Frutiger).

Le figure allegoriche derivano tutte, o quasi, dalla mitologia greca e romana.

La dea bendata è la figura allegorica che rappresenta la fortuna, Fortuna era una Dea romana e poteva vantare ben 26 templi nell'antica città di Roma.

La cornucopia rappresenta abbondanza e ricchezza. Il corno, raffigurato nell'allegoria, fu perso dal fiume Acheloo* perse durante la lotta contro Ercole e venne riempito di fiori e di frutta dalle Naiadi** come simbolo di abbondanza. E' evidente come il fiume venga mitizzato per la sua capacità di rendere fertili le terre che attraversa durante il suo corso.

Rispetto al simbolo l'allegoria ha un carattere più soggettivo e presuppone delle conoscenze pregresse per poter essere letta in maniera corretta. 
L'aquila di mare dalla testa bianca, simbolo degli Stati Uniti d'America, trasmette forza e regalità anche a chi non conosce il valore simbolico che ha per gli americani.
La già citata dea bendata, per chi non dovesse avere queste conoscenze, non rappresenterebbe null'altro che una donna bendata con un cesto di frutta in mano.

Oggi l'uso delle figure allegoriche è quasi del tutto tramontato a discapito di nuovi modelli che forse in un prossimo futuro verranno letti come allegorie. 

Chissà che Superman, da eroe con le mutande sopra la calzamaglia, non diventi l'allegoria della giustizia, dell'ordine e della pace.

* Non chiedetemi come mai un fiume possa avere un corno.
** Divinità delle acque dolci.



venerdì 8 ottobre 2010

La bandiera dei pirati, segno o simbolo?

Nel galeone i marinai sono inquieti, navigano in acque pericolose. Ad un tratto una nave appare all'orizzonte... ha il vento in poppa e tutte le vele spiegate al vento. Sull'albero maestro, lentamente, viene issata la bandiera nera con il Jolly Roger, due ossa incrociate al di sotto di un teschio ghignante. Sono pirati!

Quante volte abbiamo visto questa scena al cinema o in televisione? E ogni volta abbiamo dato per scontato che il segno delle ossa incrociate è il simbolo della pirateria.

Ma è davvero così? Per capire se è veramente un simbolo bisogna partire dal contesto in cui il segno è inserito.

Per i pirati che lo issano poco prima dell'arrembaggio è un emblema, un segno di riconoscimento e di appartenenza a una categoria ben precisa di navigatori. 

Lo stesso segno rappresentato sull'etichetta di un flacone contenente sostanze chimiche è un segnale che ci avverte di un pericolo generico e immediato. Il messaggio è chiaro, attenzione pericolo di morte.

Per noi, che la pirateria l'abbiamo conosciuta nei film o nei libri d'avventura, il Jolly Roger, è il simbolo dei pirati, di uno stile di vita che oggi idealizziamo come esotico, avventuroso e soprattutto libero dalle convenzioni della civiltà moderna.


lunedì 4 ottobre 2010

@ segno o simbolo?

Durante lo scambio di indirizzi e-mail capita spesso di definire il segno "@" come "chiocciola", "chiocciolina", "a commerciale" o "at". Altre volte usiamo la definizione più generica di "simbolo della mail".

In questi caso il termine "simbolo" viene usato in maniera scorretta.
A nessun titolo il segno "@" può essere definito "simbolo" in quanto privo di "contenuto simbolico".
Per chiarire cosa si intende per "simbolo" e "contenuto simbolico" proviamo a pensare al segno della croce per i Cristiani. In oro e pietre preziose o semplicemente realizzata con due semplici pezzi di legno inchiodati, il valore simbolico della croce non perderà mai la sua efficacia. Per i credenti rappresenta il valore della fede, della devozione e dell'accettazione dei valori della cristianità.
Quindi il "simbolo" è la croce, il "contenuto simbolico" il valore che questa assume per il credente.


@ è quindi esclusivamente un "segno". Non può nemmeno essere definito "lettera" in quanto le lettere dell'alfabeto servono a rappresentare in maniera grafica i fonemi e neppure "segno d'interpunzione" in quanto tali segni svolgono la funzione di conferire tonalità ed espressione al testo. Può essere invece associata a quei segni tipografici che hanno funzioni più pratiche come * (asterisco), ° (grado) o # (cancelletto).

Per concludere, la prossima volta che daremo il nostro indirizzo email, soprattutto a chi opera nell'ambito della comunicazione, facciamolo in maniera corretta indicando il "segno" e non il "simbolo" della @.